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Banda Ultra larga Ravenna

Le nuove infrastrutture digitali sulla città di Ravenna – incontro Area Darsena

Mercoledi 29 novembre alle ore 20:45, presso il Consiglio territoriale Area Darsena – Sala del Consiglio – in Via Aquileia 13 a Ravenna, si terrà l’incontro pubblico sulle Le nuove infrastrutture digitali sulla città di Ravenna.

L’incontro sarà occasione per presentare il progetto di infrastrutturazione di reti in fibra ottica ad alta velocità della città di Ravenna, e tutti i vantaggi e i benefici per i cittadini, le aziende e la pubblica amministrazione che ne deriveranno.

Interverranno:

  • Massimo CamelianiAssessore  di Ravenna
  • Alessandro Papa, City Manager Ravenna Open fiber
  • Morena Brandi, Dirigente Comune di Ravenna 
  • Nicola Grandi,  Presidente consiglio territoriale Area Darsena

Grazie anche all’impegno del Comune Ravenna e della Regione Emilia-Romagna, Ravenna è tra le prime 30 città in Italia – e tra le prime in regione – ad essere cablata, con un investimento da 20 milioni di euro. Il progetto rientra nella Strategia italiana per la banda ultra larga approvata dal Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di fare fronte alla carenza infrastrutturale del Paese e colmarne il ritardo digitale.

La diffusione della fibra ottica consentirà di accelerare il processo di digitalizzazione semplificando e migliorando le relazioni fra cittadini e Pubblica amministrazione, fra studenti, scuole e università aumentando la produttività e la competitività delle imprese e l’efficienza della Pubblica Amministrazione.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

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Facebook ADS e Marketing Automation

Facebook ADS? Marketing Automation? Che cosa sono? E come posso utilizzarli al meglio? A queste ed altre domande daranno risposta il 14 novembre, dalle 14:00 alle 17:00, le startup e i coworker coLABoRA grazie al tutor Antonio Lazzari. More info

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Open Innovation – Dati italiani

Che cos’è il Corporate Venture Capital? E cosa si intende per Open Innovation?

Con Corporate Venture Capital si intende l’attività d’investimento che un’azienda consolidata fa verso un’azienda giovane o giovanissima. Sempre più le aziende mature investono in startup (in Italia quest’anno quasi 7.000 aziende hanno investito in oltre 2.000 startup) per acquisire prodotti, servizi, brevetti e knowhow innovativi, che non vengono più (o non solo) sviluppati nei tradizionali centri di ricerca interni ma presi dall’esterno.

Questo approccio è definito Open Innovation ed è una tendenza sempre più seguita: innovare acquisendo startup è spesso più veloce, meno costoso e meno rischioso di sviluppare innovazione internamente, dal momento che la startup spesso ha già sviluppato il prodotto, lo ha già testato sul mercato ed ha già un team affiatato. Le azienda che scelgono la strada dell’open innovation si caratterizzano per risultati di conto economico migliori rispetto alle altre imprese italiane: maggiore crescita del valore aggiunto e livelli di redditività netta più alti. In particolare, tra il 2015 e il 2016, le PMI hanno aumentato il valore aggiunto a tassi tripli rispetto alle concorrenti che non hanno investito (+13,2% contro il 4,1%). Dal lato startup, chi ha un investitore corporate, oltre alla liquidità di solito ottiene anche un cliente, quindi una referenza che aiuta a portare più velocemente il nuovo prodotto sul mercato. In media, queste startup partecipate mostrano una maggiore crescita dei ricavi (rispetto alle non partecipate) e un minore tasso di mortalità (solo il 4% nel 2015 è uscita dal mercato).

Con l’open innovation non solo si acquiscono aziende, ma se ne creano: quando un azienda ha in casa un’idea può decidere di non svilupparla internamente ma di venderla all’esterno, spesso attraverso uno spin-off di propri dipendenti.
A ottobre a SMAU è stato presentato l’Osservatorio sull’Open Innovation e il Corporate Venture Capital italiano, con molti dati utili a dare una dimensione al fenomeno.

Quest’anno sono 6.727 le imprese italiane che hanno fatto un investimento in Corporate Venture Capital (+31% rispetto allo scorso anno). Gli investitori sono aziende di ogni dimensione, ma aumentano le PMI che investono in startup (+45%) e il numero degli investitori seriali (19% delle imprese sono dentro almeno 2 startup). In media le aziende entrano in maniera importante nel capitale delle statup innovative, acquisendo circa il 23%, e scelgono startup di Regioni e settori merceologici spesso diverse dai propri. La maggior parte delle imprese industriali investe in startup innovative che offrono servizi, soprattutto nel mondo della R&S, chiaro segno dello sfumarsi del confine tra industria e servizi e dei cambiamenti in corso con Industria 4.0. Le startup acquisite sono micro imprese dove lavorano prevalentemente i soci fondatori, hanno fatturati medi di 16.000 euro e 2 addetti. Quest’anno 2.154 startup innovative (pari al 23% delle startup iscritte al registro speciale delle imprese innovative) registrano quote societarie intestate a un’azienda corporate.
L’open innovation fa bene quindi sia alle aziende mature sia alle nuove imprese.

Articolo tratto da Manager Italia, 01/11/2017